Previsioni a buon fine

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Le sensazioni contano. Un anno fa facevo il mio primo colloquio in X DataNet: al di là delle cose che ci siamo detti, c’era un’atmosfera fantastica, la si annusava. Gente molto impegnata ma con sguardi sereni, il capo che viene ad accoglierti all’ingresso scendendo di corsa le scale, un approccio diretto e semplice, senza formalismi inutili e forzati. Un anno dopo sono ancora qui, in container invece che in sede, ma con le stesse, identiche sensazioni. La certezza di aver fatto la scelta giusta ce l’avevo da subito. Non derivava da calcoli economici (da libero professionista nel 2011 prendevo di più) ma dalla mia volontà di voler fare quello che sentivo giusto. Facendo così, non mi sono mai pentito, anche se non sempre le cose nella vita sono andate bene. Stavolta è andata più che bene.

Nei giorni scorsi avevo anche altre sensazioni legate ad altre previsioni. Le elezioni americane mi appassionano da quando avevo 15 anni, un po’ per la passione per gli States, un po’ per l’adorazione per Kennedy. Le conosco bene, sono un mio piccolo hobby. Mi sono divertito a metà ottobre a prevedere come potevano andare. Sul sito www.politico.com si poteva fare il conto dei grandi elettori di tutti gli stati, avendo vicino i sondaggi. Appariva chiaro anche a un dilettante come me che per Romney era durissima, dato che doveva vincere in quasi tutti gli stati in bilico (gli swing states). Infatti, avevo previsto un risultato netto per Obama: 303 a 235. Pensavo che perdesse in Florida, ora sembra che vinca pure nel Sunshine State, rovinandomi il pronostico perfetto. Ma, ripeto, facendo i conti per stato, e non per voto popolare (che conta molto poco nel sistema USA), non era così difficile.

“È difficile avere tante sensazioni da poter scrivere più di una lettera al giorno” diceva Peter Handke. Io ne ho a sufficienza per scrivere questo post. Perché le sensazioni non sono casuali, derivano da un’analisi complessa e sconosciuta di molteplici fattori di cui non ci rendiamo conto. Ma di cui ho sempre tenuto conto e continuerò a farlo. Intanto, congratulazioni Presidente Obama, anche per la capacità sua e del suo staff di comunicare in modo così geniale, anche solo con una foto e tre parole.


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