In questo fine 2023, la sensazione è chiara: il 2024 sarà un anno di svolta per chiunque lavori nel marketing. Lo diciamo tutti, tutti gli anni ma questa volta capiamo che è diverso, chiaramente, sottopelle. Butto sul piatto cinque ragioni: l’impatto dell’intelligenza artificiale, il ruolo degli influencer, i nuovi mondi sociali, il fattore sostenibilità e una nuova ricerca di posizionamento sul mercato. E mi faccio, di getto, cinque domande alle quali provo a rispondere, in cinque righe.
La IA cambierà il nostro mondo?
Certamente, sì. Gli strumenti di IA stanno avendo uno sviluppo di una velocità impressionante. Farà bene alla nostra bravura e creatività? Sono pessimista. Temo l’effetto Spotify o Instagram: possiamo pubblicare una foto/canzone/video di quello che vogliamo, in pochissimo tempo, a basso costo e in quantità illimitata. E facciamo tutti le stesse foto, gli stessi balletti, le stesse canzoni. Altri “creativi” ci sono già passati, li abbiamo visti diventare tristi e più poveri. Perché per noi dovrebbe andare diversamente?

Gli influencer funzioneranno ancora?
Stiamo vedendo tutti il caso Balocco per Chiara Ferragni. Al di là che i produttori ci hanno guadagnato nonostante la multa (ha venduto 290mila pandori rosa a 9 euro l’uno), la credibilità per un influencer è quasi tutto. E pare che per The blond salad ne sia rimasta poca. Il fenomeno degli influencer finirà? No, in tanti casi funziona e tanto. Ma l’aura di novità dei “belli, bravi e buoni” sta svanendo. Le mode vanno a cicli: ritornerà in auge il modello “cattiva ma sincera”, alla Wanna Marchi?
X, Threads, metaversi: abbiamo davvero bisogno di altri mondi sociali?
Come pensare a una strategia marketing senza social media, pare una cosa da vecchi. Ma un marketer si deve chiedere: funzionano davvero per me, la mia azienda, il mio brand? Ogni caso fa storia a sé, esistessero risposte univoche faremmo il lavoro più bello del mondo. Ora che X/Twitter pare sia in crisi, arriva il clone Threads (sempre Facebook/Meta, sia chiaro) ed è obbligatorio esserci. Ma non sembriamo convinti, solo curiosi. D’altronde l’ex irrinunciabile mondo nuovo, coso, il metaverso, è ancora vivo?
Marketing & Sostenibilità, possono convivere?
Un marketer lavora per posizionare aziende e contribuire a una crescita delle vendite di prodotti e servizi. Questo può essere sostenibile per l’ambiente? Diciamocelo, nella maggior parte dei casi è solo green washing, niente di più. Le aziende avranno criteri ESG da rispettare, certamente, ma è dura. Badiamo al sodo, guardiamo la plastica: di tutta quella prodotta in Italia, il 95% è packaging, roba nostra. Ne raccogliamo il 40% e ne riusiamo il 16%, producendo pure un sacco di CO2. Come la vedete?
Un nuovo posizionamento per i marketer
Quindi, nell’era di ChatGPT e Midjourney, che ci stiamo a fare? Come direbbe Gianluca Diegoli, back to basics: gli strumenti restano solo strumenti, si torna alla strategia. Il problema però è sempre quello: leggere un libro come Good Strategy Bad Strategy aiuta ma distinguere la cattiva strategia dalla buona è difficilissimo. Serve capacità di diagnosi, una politica guida e un’azione coerente. Ma è per quello che noi marketer serviamo davvero, almeno finché non arriverà un nuovo software, StrategIA. Oppure no?