Hillary o Trump? Ecco la solita rischiosissima previsione

Come sanno quei pochi che mi leggono da tempo (siete sempre nei miei pensieri), le elezioni americane hanno un fascino al quale non so resistere. Da piccolino i miei miti erano Gilles Villeneuve, Michel Platini e John Fitzgerald Kennedy (ora nella Hall of Fame è entrato pure Obama ma mi fermo qui se no mi commuovo preventivamente). Mi piace informarmi – e fin qui tutto bene – poi approfondire e, purtroppo, fare previsioni. Nonostante una serie di recenti cantonate (guardate il post precedente che non linko per pudicizia), non ci posso fare niente. Ognuno ha le sue debolezze, no?

Insomma, Clinton contro Trump: chi vince? Bella domanda. Martedì si vota, tanti han già votato (c’è l’early voting negli States) e ci sono anche alcune indicazioni di lungo periodo a cui bisogna attaccarsi in giorni folli come questi, dove se ascolti i sondaggi pare che Hillary vinca in Texas e Trump a New York.

A proposito di follie, non ci siamo fatti mancare niente in questa elezione: due candidati non proprio simpatici subito, indagini su e-mail pubbliche su server privati, misoginie galoppanti, interventi a gamba tesa dell’FBI, mariti esibizionisti di collaboratrici di candidati e tanto altro. Che mi ricordi io, questi livelli non sono mai stati raggiunti. Il che incasina una situazione già non facile di suo.

Ma torniamo a noi. Se si guardano i dati veri, quelli di lungo periodo, emergono 3 fattori (che dico a bassissima voce):

  1. nei grandi elettori, quei 538 che contano, uno dei due è sempre stato avanti;
  2. se uno dei due, quello più “caratteristico”, vince in tutti gli stati in bilico (swing states), i 5-6 in cui ci si gioca la Casa Bianca, può perdere lo stesso sul filo di lana;
  3. gli americani sono un popolo molto particolare da tanti punti di vista ma sul loro pragmatismo non si può discutere (lo so, si diceva lo stesso degli inglesi e poi è arrivata la Brexit).

Detto questo, andiamo al sodo: chi vince? Faccio parlare la cartina qui sotto. Nel 2012 ne presi 49 su 50 (sbagliai la Florida, guarda te, se no facevo 50 su 50 come Nate Silver). Il più caratteristico vince in stati chiave (tra cui Florida e North Carolina, dove siamo al tiro della monetina tra i sondaggisti) ma perde, seppur di pochissimo. Non scrivo nessun numero, lascio l’ingrato compito a “270 to win“. Provateci anche voi, è divertente.

Certo, resta un gioco. Tuttavia, visto che ho ancora la sindrome di Rubio che mi attanaglia la notte, se sbaglio ci vediamo tutti al bar. Offro io.

 


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