L’estrema destra ha trovato un modo di fare comunicazione politica più efficace di tutti? Un post di Barbara Collevecchio (lo trovate qui) mi ha fatto riflettere su questo tema, non nuovo in questo posto (“I giovani votano a destra: perché?”). Lei parte da un’analisi psicologica che ha molti punti di affinità con il marketing politico e io provo a fare alcune riflessioni. Partendo dalla lezione di Steve Bannon e di altri ideologi della destra sovranista e populista: dare alle persone risposte estreme e inattuabili a problemi reali e molto sentiti. E dove le reazioni degli altri (l’accusa di psicopatologia collettiva, le prese in giro, i meme, le battute sarcastiche) fanno parte del gioco, anzi lo alimentano.
Individuare i problemi reali
L’estrema destra individua pochi problemi ma molto concreti, visibili, reali. L’immigrazione (accusa: è senza controllo), lo spopolamento (accusa: non ci permettono di fare famiglie numerose), la crisi industriale (accusa: salari bassi, nemici esterni e interni ci boicottano) e la svalutazione della classe media (accusa: stavamo bene ed eravamo fieri, ora siamo poveri e sfiduciati). Le persone li vedono ogni girono questi problemi, non solo in Sassonia ma in tutta Europa, con rare eccezioni. Sono reali? Certamente. Ma ogni generazione ha i suoi problemi. Per questo serve riscrivere la storia.
Evidenziare che “prima” era meglio
Il voto antisistema è “la vendetta dei luoghi che non contano”: non sono solo i poveri a votare, non conta il reddito, conta la percezione di essere in un territorio in declino. Per cui il passato è reso luminoso: eravamo grandi e vogliamo essere “great again”. Non conta che non lo siamo mai stati, basta trasmettere la percezione che fosse così e ripeterlo. C’erano solo “i nostri”, che avevano famiglie felici e numerose, in un territorio rurale che cresceva e dove guardavano al futuro. Le risposte vanno a riempire quei vuoti, quella frustrazione. E chi se ne importa se il passato non può tornare, specie quello inventato. La soluzione è dare anestetici e ripetere “quanto si stava bene quando eravate giovani”.
Dare risposte facili (non conta che siano inattuabili)
Ai problemi reali si danno, con lunghi e costruiti programmi elettorali, un sacco di risposte. Gli altri? Si mandano via e si chiudono i confini. Si danno premi per la natalità e le famiglie numerose dei “nostri”. I salari? Si fa tornare la vecchia industria con l’energia fossile. Come un tempo. Il programma promette ciò che quasi sempre non si può fare: costa troppo, è incostituzionale, è molto più complesso. Ma questo non è un difetto, è un approccio voluto. Danno tante risposte a tanti problemi. Magari banali, rozze e inattuabili ma sono risposte chiare. Gli avversari non danno soluzioni? Loro si prendono i temi dell’agenda politica, ogni singolo giorno.
Prepararsi alle obiezioni con un look impeccabile
Le obiezioni, le prese in giro, le reazioni, sono tutte volute e necessarie. Consolidano il fatto che l’agenda politica la determinano loro. Gli altri fanno i meme? La loro immagine diventa virale, gratis (Trump è un maestro in questo), punto per loro. L’accusa di essere dei matti? La prevedibile reazione di chi non vuol cambiare, altro punto per loro. L’indignazione degli altri è un preciso obiettivo. A patto di essere pronti con un’immagine inattaccabile: vestiti chiari, sorridenti, circondati da figli e amici, al mare e in campagna. Immagine benigna, diversa dal cliché del leader di destra oscuro e grigio, non si attivano difese mentali. La leader di AfD in Germania è donna, vive in Svizzera, è lesbica, convive con una donna di origini singalesi e hanno due figli adottivi. Attaccarla con le solite obiezioni non funziona e lei lo sa benissimo. In più, la coerenza a tutti i costi è solo un limite, ne fanno tranquillamente a meno.
Obiettivi e possibili antidoti
La destra sovranista è destinata quindi a vincere sempre? Ovviamente no. Ma il modello descritto sopra in modo semplicistico e schematico funziona. E funziona bene. Gli elettori i problemi li hanno e li percepiscono molto bene. Per questo gli avversari devono trovare un loro modello. Che siano di centro/conservatori, che siano liberali, che siano riformisti o di sinistra, serve un ripensamento degli schemi. In cui dare risposte deve essere l’obiettivo prioritario per uscire dalla facile obiezione che siano loro a “impedire il ritorno”. Risposte attuabili, costituzionali, sostenibili economicamente. Ma, soprattutto, facili da capire per chi ha ferite aperte che vede ogni giorno. Magari, prima o poi, provo a scriverci qualcosa.