Confessioni di un ex negazionista

Siamo stati tutti negazionisti. In una cena, un pranzo, un aperitivo, tutti ci siamo scagliati con baldanza contro un’opinione dominante, un fatto comunemente accettato. Non siamo tutti matti o ignoranti, dite voi. Non siamo né l’uno né l’altro, siamo semplicemente sfiduciati. Non lo dico io ma Lee McIntyre, Research Fellow al Center for Philosophy and History of Science della Boston University. Non è vero che chi non si fida della scienza, della politica o di tante altre fonti sia poco informato. Spesso quella che manca è la fiducia. E la fiducia va costruita, con pazienza, rispetto, empatia e connessioni interpersonali. Quasi nessuno di noi ha il tempo, la pazienza e la voglia di farlo. Ma l’errore di fondo c’è ed è nostro.

Se dite che non siete negazionisti, vi credo. Vi racconto però una storia, la mia. Anni fa ero molto scettico sul riscaldamento globale causato dall’uomo. Mi infastidiva il catastrofismo, le proteste eclatanti, le immagini del mondo che brucia e, inconsapevolmente, ho iniziato a provare poca fiducia in quelle fonti. Ho le prove: qui c’è un mio post del 2010 e qui uno del 2013. Mi facevo affascinare da alcune notizie che evidenziavano l’inefficacia di certi modelli predittivi. Ma come, negli anni ’70 la scienza ci diceva che ci sarebbe stata una glaciazione e ora bruceremo tutti a causa nostra? Dai, non ci stiamo capendo nulla e vogliamo predire il futuro, mi dicevo. Ero anche piuttosto convinto, mia moglie può confermarvelo quando volete.

Sbagliavo. Non sul fatto che i modelli climatici fossero perfetti ma su due aspetti: sceglievo solo le notizie che mi facevano comodo (cherry picking) e pretendevo una scienza perfetta in un mondo in cui niente è perfetto. L’aspirina è sicura al 100%? No, come i vaccini. Ma io pretendevo modelli perfetti, senza proporne nessuno però. Ho iniziato a pormi domande. Anche se l’effetto serra antropico, quello legato all’attività umana, fosse irrilevante, investire in fonti di energia più efficienti rispetto a bruciare petrolio e gas non sarebbe comunque un bene? Anche se non stessimo mandando a fuoco il pianeta, non possiamo chiedere ai Governi politiche più responsabili e attente all’ambiente? Ho iniziato a cambiare prospettiva.

Non è stato un percorso veloce e lineare. Ho approfondito argomenti legati alla comunicazione delle rinnovabili (vedi qui), sono andato a vedere impianti di raccolta e riuso dei rifiuti (vedi qui), ho seguito corsi di formazione online su come analizzare i dati. Mi sono messo in discussione e ho capito che non riuscivo a darmi le risposte che pretendevo da altri. Per cui dovevo cambiare il mio modo di pensare su quei temi. Lo stato italiano ha una strategia di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra (la si può leggere qui) che fissa gli obiettivi di completa decarbonizzazione dell’Italia al 2050, con l’energia elettrica prodotta al 95/100% dalle rinnovabili. Non ci credete? Iniziamo a leggerlo e confrontarci su quello.

Oggi che lottiamo così tanto per difendere le nostre identità, abbiamo perso di vista quella collettiva. L’abbiamo frammentata. Marracash, Cosplayer

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